La nostra storia

 

 

          UNA STORIA POSSIBILE

Di Paolo Zangrossi

 

“Vë piasarës menà un po’ i mann? (traduzione: vi piacerebbe praticare uno sport nobile e dalle antiche origini, che implichi un notevole impegno fisico e che richieda considerevoli doti psicologiche?)” esordì così “Talòn” rivolto ad un gruppo di ragazzi che circondavano un juke-box nella saletta del bar Gianni.

“Cat! Të sarè mìa ‘n cùlatònn? (traduzione: caspita! Non sarai un ispettore delle tasse o un assicuratore?” rispose un energumeno avvicinato sulla spiaggia di Adda, allora lido su una sponda dei lodigiani e sull’altra dei cremonesi “perché vuoi sapere se faccio sport?”

Uno sparuto gruppo di carbonari, che nottetempo si ritrovava a casa di Albano Zagni per intessere chissà quale losca cospirazione, si aggirava per le strada o nei bar di Codogno e dintorni facendo domande, arruolando ragazzi per fare una squadra. Ma una squadra di che!?

Era un’afoso pomeriggio di fine estate, quella del 1969, quando i carbonari diedero appuntamento a tutti i reclutati: “ci troviamo domenica al campetto dietro la piscina!” echeggiava nei passaparola. Oltre la recinzione giocavano una partita di baseball. Al centro del campo aspettavano Albano Zagni, Enzo Tinelli che in quel periodo svolgeva il servizio di leva e correva i quattrocento metri ed il professor Girelli, insegnante di educazione fisica in un istituto per geometri di Lodi. I ragazzi arrivarono alla spicciolata. Qualcuno vestito da calciatore, qualcun altro con i pantaloni del pigiama e la maglietta bianca, certi vestiti da passeggio ed uno addirittura con la divisa da fantino dello zio di Abbiategrasso. Solo quando il gruppo fu completo si svelò il fine della cospirazione; Albano estrasse da una borsa uno strano pallone e disse: “Questa palla ovale serve per giocare a RUGBY!”

I giocatori di baseball si fermarono; gli uccelli smisero di cinguettare; la terra tremò per quello che apparve subito come un attacco blasfemo al potere del dio calcio. Un attacco così dissacrante che anche le piante li intorno sembrava rivolgessero sguardi di condanna ai cospiratori.

I ragazzi che avevano aderito all’iniziativa furono entusiasti di quel primo approccio alla palla ovale, tanto che il gruppo andò consolidandosi. Seguivano con entusiasmo le lezioni di Albano Zagni, un uomo che poteva vantare una ricca esperienza (tra le varie giocò qualche anno a Roma in serie A). gli allenamenti proseguirono per tutto l’inverno e la primavera successiva. Fu nell’autunno del 1970 che, al campo “Mazzola” di Casalpusterlengo, iniziò l’avventura; l’allora I.T.A.S. RUGBY CODOGNO prese parte al campionato giovanile d’eccellenza 1970/71 (piazzandosi al quinto posto). La prima formazione era: Rossi; Cremascoli; Lambrini; Masnari; Caccialanza E.; Tavani; Cantù; Barcellesi; Foschiati; Balugani; Caraggi; Pugliese; Bonato; Codazzi; Grossi; Ardemagni; Campagnoli; Caccialanza C.; Corbari; Putti; Lucchini; allenatore, presidente, etc. Albano Zagni.

Perché un campionato giovanile? Potrebbe chiedersi qualcuno! Perché Tinelli e Zagni, supportati da una ristretta cerchia di persone come loro adulte (anche se da poco), pensarono con molta intelligenza di creare un gruppo di ragazzi di età compresa tra i quindici ed i diciassette anni, educarli, allenarli e farli giocare in un campionato cadetto, fino alla personale discesa in campo al fianco di coloro che avessero già raggiunto la maggiore età per affrontare, l’anno successivo, il primo campionato seniores. Se qualcuno avanzasse ancora qualche dubbio gli basti pensare a che cosa sarebbe successo se un piccolo gruppo di appassionati con un’esperienza, mediamente, scarsa avesse costruito una squadra per affrontare direttamente un campionato seniores!? Cosa succederebbe alle guardie svizzere se, credendosi davvero un esercito, dichiarassero guerra ad un qualunque stato… anche il peggio armato… magari all’Italia!

Nel campionato 1971/72 viene confermato il quinto posto in classifica, questa volta non più in un campionato giovanile ma nel campionato italiano serie D. dopo un tanto rumoroso ingresso nel rugby italiano è venuto il terzo posto conquistato l’anno successivo (1972/73).

A quattro anni dalla nascita gli uomini dell’allora tecnico e allenatore, oltre che giocatore, Enzo Tinelli hanno la prima grande soddisfazione. A denti stretti, soffrendo e faticando più del dovuto per sopperire alle carenze tecniche riescono a vincere il campionato 1974/75 meritandosi la promozione alla serie C. accanto a Tinelli sono: Lucchini; Cremascoli; Masnari; Betti; Cattaneo; Caccico; Narra; Bonato; Corbari; Caccialanza C.; Rossi; Morelli; Bergamaschi; Bassanini; Caccialanza E.; Sperati; Barcellesi; Soldati; Balugani; Boffelli; Caraggi; Ardemagni; Pizzetti; Ferrari; Pinchelli; Zanaboni.

Con la promozione arrivano anche le difficoltà! Aumentano le necessità organizzative e, per ovviare a questi problemi, nasce un vero e proprio gruppo dirigente. A tirare le fila, a dirigere le operazioni è un grande personaggio che, dopo aver preso parte alla costituente della FIR rifiutandosi di raggiungere i vertici federali a Roma, si unisce fattivamente al gruppo portando con sé personaggi del calibro del dottor Anelli (tuttora sanitario della società), sto parlando del compianto Walter Piccoli, affettuosamente chiamato “maestro”.

Da lì ai giorni nostri la memoria riporta tantissimi ricordi e soddisfazioni, troppi per poter essere elencati. Momenti di conviviale ilarità come una determinata trasferta in treno (oltre alle tasche anche le casse societarie erano a secco) piuttosto che prestazioni ragguardevoli. Di certo la maggiore soddisfazione viene dal riconoscimento del valore tecnico e della statura morale che si è riusciti ad insegnare ad un uomo e, tra primi arrivati, si è avuto il risultato ottenuto al torneo internazionale a sette di Neuchâtel in Svizzera dove Cattaneo; Betti; Boffelli; Tinelli; Boles; Bonatti M.; Fiorentini; Mariani; Masnari; Rossi; Corbari e Sperati, partiti con il miglior spirito vacanziero, sono riusciti a piazzarsi al quinto posto nel 1979 ed al quarto nel 1980 misurandosi con compagini neozelandesi, francesi ed inglesi, dimostrando la propria esuberanze e voglia di vivere nel terzo tempo. Altra grande soddisfazione è stata vedere i propri giocatori, fin dalla prima ora, scelti da altre società ben più blasonate oppure dalla federazione per partecipare a selezioni nazionali o per entrare in qualche nazionale.

Sul finire degli anni settanta cambia il nome della squadra da I.T.A.S. rugby Codogno in rugby club Codogno. Anche questo cambiamento non porta al superamento dello spauracchio serie B; infatti, nonostante per qualche anno la si sfiori, non riesce il colpaccio di agguantarla. Nei primi anni del nuovo millennio si rivive lo stesso momento; dopo la promozione in C1 ottenuta da: Premoli; Ferrari; Rossi L.; Vecchi; Borella D.; Belloni M.; Zaini (allenatore oltre che giocatore); Rossi R.; Zoppi; Derosa; Bassi; Miatton; Rossetti M.; Grecchi; Borella C.; Anelli; Samarati; Bertolotti; Lenta; Rossetti G.; Dameli; Dossena S.; Belloni O.; Corti; Cecconello; Dragoni; Gessi; Fadini; Degradi; Dossena M.; Bonfanti; Lucchini; Passerini; Dossena F. …

Il rugby club Codogno ai giorni nostri riesce ad organizzare le attività, oltre che della compagine seniores, delle giovanile che sono under 13, under 15 e under 17 e di una scuola di rugby svolta in collaborazione con la professoressa Dabusti presso le scuole medie cittadine “Ognissanti”.

 

 

I PRESIDENTI CHE SI SONO SUCCEDUTI NELLA STORIA

Albano Zagni

Enzo Tinelli

………………….Chiodaroli

…………………Anelli

………………….Novelli

………………….Narra

………………….Masnari

………………….Salvaderi

Vaprio Zanoni

 

 

            

 

                Le foto della Nostra Storia…